Le modificazioni dei nomi delle vie sono uno strumento per comprendere lo sviluppo sociale e storico di un paese.
Maggio 2014
È noto che alcune delle strade di Cesenatico hanno cambiato nome più volte, e potrebbe essere interessante, sia da un punto di vista storico che da quello della semplice memoria, lasciare una traccia di questi cambiamenti, magari utilizzando il sistema della doppia toponomastica.
Ciò renderebbe evidente come ogni periodo storico tenta di lasciare traccia di sé anche attraverso l’urbanistica, e come l’esame della stessa toponomastica permetta di eseguire delle analisi sociali ed economiche sull’intero corpo della popolazione di un paese, nonché realizzare una sorta di “albero genealogico” di un paese.
Un esempio di quanto detto ci viene dall’analisi di una mappa di Cesenatico, datata 1740, conservata presso l’Archivio di Stato di Cesena.
La mappa riporta un cartiglio sul quale è scritto:
“….Anno Domini 1740
Mappa Originale della Parocchia del Cesenatico, e sue Ville formata sulla faccia del luogo con lo Stromento della Tavoletta Pretoriana in occasione della G.le misura fatta da mè infrascritto Geom.a per ordine della Ill.ma Communità di Cesena, e con l’approvazione della Sagra Cong.ne del B… come da Instromento dal Sig. Nicolò Massa Cancell.e e Seg.io di detta Ill.ma Communità rogato sotto il dì 25 Febraro dell’Anno 1739. In fede Sig. Domenico M.a Viaggi ….. Geom.a di Bologna …….. salvo erore d’indicazione delle possidenze e loro confine…..”
La prima considerazione che nasce dall’analisi di questo documento, e dal suo confronto con documenti successivi, è che nel periodo più antico del paese i nomi delle strade seguivano una logica puramente geografica e/o utilitaristica (Strada di Cesena, Strada di Rimini, Strada di Ravenna …); in questo periodo alcune strade portano semplicemente l’indicazione di Strada, o di Vicolo, non seguite da altra indicazione; sulla mappa vengono inoltre date informazioni sulla destinazione d’uso agricolo dei terreni, divisi distinguendoli tra arativi, orti, pascoli e sodi (ognuno di essi destinato evidentemente ad una diversa coltivazione agricola).
È interessante notare come spesso al sodo venga affiancata l’indicazione suppletiva di “sodo con frasche”, o “sodo con mori”, a significare la presenza generica di vegetazione (frasche) o di alberi di gelso (“mori”, dal latino morus, ripreso dal dialettale amor)[1].
Chi fosse venuto a Cesenatico dalla vicina Cesena si sarebbe trovato a percorrere una Strada di Cesena fino ad arrivare al ponte di quello che è oggi il punto centrale del paese storico; procedendo diritto avrebbe potuto percorrere la Strada del Canale (attuale via M. Moretti), mentre girando a destra, attraversato il ponte, sarebbe arrivato in quella che semplicemente si chiamava Piazza, per proseguire poi nella Strada per Rimini (via A. Saffi).
Un particolare della mappa in cui si possono notare alcune dei nomi delle strade ricordate nel lavoro.
Quindi indicazioni puramente utilitaristiche, quasi una mappa che un possidente cesenate dovesse fornire al proprio fattore incaricato di verificare i possedimenti di famiglia e le relative merci prodotte.
Nonostante questa semplicità si nota già una certa differenza tra l’abitato a sud e a nord del canale, quelle che oggi vengono definite generalmente “ponente” e “levante” : meno urbanizzato il primo, meno numerose le abitazioni delle famiglie ricche, quindi probabilmente più “popolare”, e di conseguenza soggetto ad indicazioni geografiche ancora più semplificate.
Infatti se nella zona di levante qualche strada porta già alcune definizioni più precise (come Strada degli Innocenti per l’attuale Via Baldini, Vicolo Sodino per la piazza della Pescheria, per quanto non ancora suddivisa in due zone distinte dall’edificio destinato alla vendita del pesce e costruito nel 1911) nella zona di ponente si indicano semplicemente con Valona (senza neppure il titolo di Strada o Via) sia l’attuale Via Squero che Via Semprini, e sono indicati con Vicolo tutte le strade all’interno del gruppo di case che vanno da questa al Canale.
Un altro particolare della mappa, dove il canale “venarella” è indicato come “canale brusaferro”.
D’altro canto questa divisione “asimmetrica” del paese è rimasta molto evidente fino agli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, e comunque visibile anche oggi: la zona di ponente era quella abitata dalle vecchie famiglie che si sono sempre dedicate alla pesca (Casali, Pagan, Torresi, Sartini).
Questa divisione “asimmetrica” del paese è rimasta molto evidente fino agli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, e comunque visibile anche oggi: la zona di ponente era quella abitata dalle vecchie famiglie che si sono sempre dedicate alla pesca (Casali, Pagan, Torresi, Sartini) e alle attività produttive legate a questa (cantieri, cordami, reti, poi officine meccaniche per i motori navali); i terreni di ponente, considerati meno appetibili dal punto di vista commerciale, fino a tempi non tanto lontani erano dati in concessione a famiglie meno abbienti (i cosidetti sabiùn); sempre qui si svilupparono “le colonie” (i soggiorni estivi, di tipo sociale, per bambini) mentre quelle che erano sorte nella zona di levante venivano via via dismesse per lasciare campo a costruzioni turistiche di maggior pregio.
Non per nulla a ponente è ubicato anche il cimitero comunale.
Con il passare del tempo e il conseguente incremento urbanistico il paese tende ad assumere un aspetto meno anonimo, così adesso l’ipotetico viaggiatore proveniente da Cesena avrebbe trovato sul suo percorso innanzitutto un Ponte Nuovo (all’intersezione di Via Montaletto su Via Cesenatico), poi un Ponte Cherubino (sul Fossatone, immediatamente a monte della ferrovia), infine il Ponte di S. Giuseppe (quello popolarmente chiamato “ponte del gatto[2]”) e un’analoga Strada di S. Giuseppe (attuale Via Giordano Bruno). Percorrendo questa si passava sotto la Torre con la statua della Madonna (distrutta dal terremoto del 1875) per arrivare nell’attuale Piazza Pisacane, che diventò in quel periodo Piazza Maggiore, dove i porticati si estendevano per un certo tratto anche nell’attuale Via Saffi (chiamata allora Strada di Santa Maria in Valverde); dalla parte opposta del ponte la via prese il nome di Strada di Santa Annunziata. I nomi delle due strade derivavano evidentemente dalle due chiese omonime, anche se continuarono a chiamarsi Strada di Ravenna e Strada di Rimini appena fuori dall’abitato.
È il momento in cui Cesenatico cominciava da assumere una sua identità cittadina; la nobiltà e la sua borghesia si appoggiava alle istituzioni ecclesiastiche, e quindi erano le chiese a definire la toponomastica del paese.
La stessa classe sociale arrivò poi a dare essa stessa il nome alle strade: Strada degli Innocenti diventò Via Baldini in onore del Conte e benefattore cesenate Felice Baldini, Via Fiorentini (in una mappa catastale dell’800 definita Via delle Conserve) prese il nome dagli edifici che vi si trovavano, appartenenti a Fortunato e Nicola Fiorentini (definiti “possidenti” nei documenti del periodo).
Rimanevano naturalmente ancora indicazioni utilitaristiche: la costruzione della Torre Pretoria fece nascere Vicolo della Torre.
In quel periodo la Valona da una parte, e l’attuale Vicolo Caporali (che allora era la continuazione della Strada degli Innocenti che non procedeva diritta verso l’attuale Viale Roma ma faceva una curva a destra verso l’attuale Via Saffi) erano i limiti estremi dell’abitato.
Una ulteriore modifica del nome delle strade viene con le lotte per l’unità d’Italia; ne segue una sensibilità alle istanze risorgimentali e anticlericali che produce uno sconvolgimento generale del piano toponomastico, con la completa scomparsa di riferimenti ad edifici ecclesiastici e l’utilizzo dei nomi di personalità del periodo (Via Garibaldi, Via Giordano Bruno, Via Saffi, …).
Parte di questa toponomastica viene ulteriormente annullata nel periodo fascista per essere reintegrata dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l’aggiunta di quelli che erano i personaggi e gli avvenimenti dell’antifascismo.
L’ultima importante modifica è degli ultimi anni, con l’inserimento di personaggi della cultura di oggi (Via M. Moretti al posto di Via Mazzoni, forse dimenticando un po’ troppo frettolosamente quello che fu uno degli artefici della trasformazione di Cesenatico da piccolo paese dipendente da Cesena in comune autonomo, e che con questa modifica è praticamente scomparso dalla storia del paese[3]).
Lo stesso è successo alle vie d’acqua del paese, per quanto questo aspetto appaia in maniera minore che nel caso dei nomi delle strade. Ad esempio il canale che per molto tempo è stato popolarmente conosciuto come “la Venarella” era definito, in una mappa catastale della prima metà dell’800, come “canale Brusaferro”.
Al fine di sollecitare una ricerca in tal senso si riporta la lista (non esaustiva) dei nomi delle strade che sono state rintracciate nel corso della ricerca per questo lavoro.
Via Armellini
Strada di Cesena
Via Giordano Bruno
Via 11 febbraio 1929, già Strada di San Giuseppe
P.zza Carlo Pisacane
Piazza Maggiore, già Piazza
Via Giuseppe Mazzini
Via della S. Annunziata, già Strada di Ravenna
Via Aurelio Saffi
Strada di Rimini (anche Via Loretana)
Via Marino Moretti
Via Mazzoni, già Strada del Canale
Via Squero e Via Semprini
Valona
Via Baldini
Strada degli Innocenti
Via Fiorentini
Strada delle Conserve
Piazza Fiorentini
Vicolo Sodino
Largo Cappuccini
Vicolo Cappuccini
Viale G. Pascoli
Viale Ferrer
Viale Roma
Viale Alessandro Mussolini
Viale Zara
Via Contrabbandiera
Particolarmente interessante è il caso di Via Giordano Bruno, che cambiò nome più volte.
Chiamata all’inizio Strada di San Giuseppe per la vicinanza dell’omonima chiesa, il suo nome venne cambiato nel periodo risorgimentale e la strada fu intitolata al filosofo nolano, condannato al rogo come eretico dalla Chiesa, probabilmente come atto di sfida alla componente clericale del paese visto che sulla stessa strada sorgeva la Parrocchia di San Giacomo.
Quando il fascismo attuò i Patti Lateranensi con il governo Vaticano il nome fu ancora una volta cambiato in Via 11 febbraio 1929 (data della firma dei Patti), cogliendo con ciò l’occasione sia di fornire una prova di amicizia con la Chiesa che di far dimenticare un nome che era legato alle istanze risorgimentali, quindi mazziniane e socialiste, e perciò lontane dall’etica fascista.
Con la fine della seconda guerra mondiale si ritornò al nome di Bruno per opposizione al regime fascista.
Atteggiamento che oggi definiremmo “polemico in maniera infantile” ma che in quei momenti di alta tensione politica rappresentava un elemento di coesione tra gli aderenti agli stessi gruppi politici, anche al di fuori dell’ambito cittadino: lo stesso successe nella vicina Cervia, che intitolò a Giordano Bruno una delle strade che fiancheggiano il Duomo della città (e, per ribadire il concetto, intitolò a Gerolamo Savonarola quella dalla parte opposta).
[1] Nel passato era molto diffusa, nella campagna circostante al paese, la coltivazione del gelso bianco (morus alba) per alimentare l’allevamento dei bachi da seta.
[2] Nome che deriva molto probabilmente dalla sua vicinanza con le chiuse che regolavano l’afflusso delle acque delle scomparse saline, chiamate “gattòli”.
[3] Si potrebbe intitolare a Mazzoni il ponte tra Via Mazzini e Via Saffi. Con un atto come questo si eviterebbero i costi derivati dalla modifica dei documenti di identificazione personale (carte d’identità, patenti, ecc…).
