Novembre 2018

Anche se al giorno d’oggi la viabilità di un paese viene guidata, ed a volte corretta o modificata, tramite i piani regolatori stabiliti dalle amministrazioni locali, è indubbio che ciò che rimane l’elemento fondamentale che la determina è l’uso autonomo delle strade che ne facevano gli abitanti dai primi momenti in cui nasceva un paese. 

La piazza principale è necessariamente quella che la gente stabilì in principio come luogo d’incontro più importante, così come le maggiori vie di comunicazione; queste ultime dipendevano poi dalla vicinanza con altri centri abitati, ed inoltre al loro percorso concorrevano elementi morfologici e climatici (la presenza di corsi d’acqua, della costa del mare, l’andamento planimetrico, i venti prevalenti).

Anche quando i romani cominciarono a stabilire quelli che possiamo indubbiamente definire come i primi “piani regolatori”, imponendo di tracciare le strade secondo assi principali (cardo e decumano) ed una conseguente serie di strade minori parallele a queste, non riuscirono a cancellare quelli che erano i tracciati delle strade più antiche, cosa per la quale si sarebbero rese necessarie imponenti opere di abbattimento di edifici.

Per questo motivo oggi si trova, nella maggioranza delle città antiche, un centro composto di strade con andamento estremamente irregolare (quella disposizione che gli urbanisti definiscono “lotto gotico”) attorniata da una planimetria più regolare composta da un reticolo di strade parallele e perpendicolari tra loro.

Solo in certe città nate ex novo in tempi molto recenti è possibile identificare un percorso stradale composto esclusivamente da tanti rettangoli simili; è quello che possiamo verificare, ad esempio, in alcune città degli Stati Uniti, particolarmente in quelle nate attorno ai primi anni del 1900 e poi ingranditesi a dismisura in quanto particolarmente attrattive per la presenza di industrie che favorivano un aumento molto rapido della popolazione.

Anche nella storia di Cesenatico si sono succeduti avvenimenti storici e commerciali che ne hanno determinata la struttura stradale, soprattutto dal momento in cui Cesena decise di fare, di questo piccolo villaggio di pescatori che si trovava sulla costa, il suo punto di riferimento marittimo, il porto dal quale inviare le merci per via d’acqua.

In questo caso dobbiamo quindi pensare che, stante il fatto che la strada di comunicazione principale fosse quella per Cesena, l’asse stradario più importante, e di conseguenza quello al quale si dedicavano maggiori attenzioni dal punto di vista del mantenimento in buono stato, fosse proprio questa strada: solo in questo modo si poteva garantire un agile trasporto alle merci su carri che, provenienti da Cesena e dalle colline circostanti, arrivavano al porto destinate poi ad essere imbarcate.

Ne abbiamo una prima conferma da un’immagine di Cesenatico relativa all’anno 1577 che mostra l’attuale via Armellini, il cosiddetto Alzato Masini, immagine che è però necessario far precedere da una premessa.

Come già fatto notare in altri lavori presenti in questo stesso sito[1], le mappe e le immagini che riportavano aspetti del territorio in genere, almeno fino ai primi anni del 1800, non vanno valutate con lo stesso grado di affidabilità a cui siamo abituati oggi; non esisteva ancora il concetto dell’immagine geografica come documento storico imparziale, per cui i cartografi non si erano ancora dati delle norme generali da rispettare.

Ogni disegnatore poneva il nord geografico a piacimento e, soprattutto, evidenziava quei particolari che ritenevano di interesse per chi aveva commissionato l’opera, trascurandone altri oggettivamente più importanti; quando poi la professione principale dell’autore non era quella di cartografo[2], l’autore stesso si sentiva in diritto di aggiungere varianti ed abbellimenti a proprio piacere, con lo scopo di compiacere il “datore di lavoro”.

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Particolare del “Alzato Masini”, anno 1577.

Proprio per questi motivi nell’immagine in questione, che mostra una porta muraria ad arco sita sulla strada proveniente da Cesena, possiamo dubitare della reale presenza della porta stessa (posta a sinistra del riferimento “1” nell’immagine riportata) ma non possiamo dubitare che porre una porta in questo punto indicasse una precisa realtà, ossia dimostrare che quello era l’ingresso principale a Cesenatico, per lo meno per quanto riguardava il traffico proveniente dall’entroterra.

Ma la stessa immagine ci suggerisce altre considerazioni.

Il ponte Leonardo (quello oggi noto comunemente come “ponte del Gatto”- riferimento “3”) appare come una costruzione architettonicamente più importante dell’analogo ponte posto tra le attuali vie Mazzini e Saffi (riferimento “4”), e compaiono quelli che sembrano due allargamenti della sede stradale di via Armellini (riferimenti “1” e “2”).

I due particolari “3” e “4” ci inducono a ritenere che quello che doveva essere l’asse viario principale, quello che percorrevano le carrozze delle persone influenti del periodo ed attraverso le quali si entrava in paese, fosse quello composto da: via da Cesena – ponte Leonardo - via G. Bruno – piazza Pisacane.

L’ipotesi trova conferma dal fatto che in questo tragitto si incontrava la chiesa principale del paese (l’attuale parrocchia di san Giacomo) e che sullo stesso tragitto si trovasse anche quella torre, crollata col terremoto del 1875 e mai più ricostruita, che viene rappresentata dall’immagine del pittore Liverani.

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Il particolare del disegno di Liverani mostra la torre che recava l’orologio, una o più campane e la statua della Vergine all’ingresso del paese. La torre crollò nel terremoto del 1875 e non venne più costruita, come gli edifici tra la torre ed il canale mostrati nella stessa immagine. Si salvò solo la statua della Vergine (cosa che la popolazione attribuì ad un miracolo) che successivamente venne posta sulla facciata della parrocchia di san Giacomo dove si trova tuttora. L’immagine suggerisce l’idea di quello che doveva essere considerato l’ingresso “ufficiale” al paese.

Gli allargamenti su via Armellini fanno pensare invece che quel tratto di strada fosse destinato a ricevere merci (l’allargamento si presta meglio alla movimentazione ed allo stoccaggio delle stesse) in attesa dell’imbarco.

Anche il fatto che l’attuale ponte Garibaldi fosse una costruzione più semplice suggerisce che le movimentazioni di persone e merci provenienti da Ravenna – Cervia e da Rimini fosse meno importante; d’altro canto Cesenatico era il porto di Cesena, e conseguentemente rispetto a quella città si supponeva dovesse esservi il maggiore traffico.

La stessa idea ci è suggerita da quella che è indubbiamente l’immagine più nota della Cesenatico del passato, la litografia dell’architetto Sebastiano Sassi del 1776.

In questa immagine viene dato un risalto particolare proprio a via G. Bruno.

Si nota infatti, a suggerire il suo compito di “strada signorile”, il disegno di un carro trainato da un cavallo (a suggerire il percorso per e dal paese) la facciata di san Giacomo e la torre con l’orologio; al contrario la via Armellini è quasi completamente oscurata alla vista dalla presenza delle abitazioni, e la parte che si trova immediatamente dopo il ponte Leonardo e che immette sulla stessa via pare quasi non lastricata, ricoperta di erbacce o comunque non così rifinita come doveva essere invece la sua parallela dalla parte opposta del canale.

In questo caso scompaiono però le differenze architettoniche tra i due ponti, che sembrano quasi uno la copia dell’altro, a maggiore dimostrazione di quanto si diceva a proposito delle intenzioni degli artisti, o forse perché, nel frattempo, i due ponti erano stati modificati, ed il ponte Garibaldi era stato migliorato per l’incremento del traffico proveniente dall’asse Cervia – Ravenna.

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Il particolare della litografia di Sebastiano Sassi, anno 1776.

Che gli allargamenti su via Armellini mostrate nel Alzato Masini non fossero poi invenzioni dell’autore del disegno è dimostrato da una foto (in questo quindi caso da un documento con maggiore affidabilità) risalenti probabilmente all’inizio del 1900.

I due allargamenti sono evidenziati dalle frecce.

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La foto di via Armellini all’inizio del 1900. (particolare).

Ulteriore conferma ci viene da un’altra immagine antica , quella che mostra l’assedio di Cesenatico da parte del Veneziani durante la guerra di Castro (1643): anche in questo caso viene mostrata la porta sulla via proveniente da Cesena, il ponte Leonardo (“1”) decisamente più elaborato ed imponente del ponte Garibaldi (“2”), e la sede stradale di via Armellini (“3”) molto più larga di quella analoga di via G. Bruno (“4”), nonché contornata da edifici di più semplice fattura architettonica.

Il fatto che la zona nord di Cesenatico (quella comunemente definita oggi “ponente”) avesse una destinazione più commerciale di quella posta a sud (“levante”) non è comunque una novità. Già in un altro lavoro[3] erano stati analizzati i motivi che avevano portato ad una certa differenza sociale tra la popolazione che viveva nella zona di ponente, generalmente dedita alla pesca ed alle lavorazioni da essa dipendenti, da quella di levante (commercianti, artigiani e nobiltà); in questo caso il differenziarsi della veicolazione mercantile da quella con altre finalità era solo uno degli aspetti di questo fenomeno.

A queste due tipologie possiamo aggiungere anche il transito militare, quello della guarnigione di stanza nella rocca malatestiana (durante la guerra di Castro un documento[4] parla della presenza di “duecentoquaranta fanti e quaranta cavalli”).

Le truppe uscite dalla rocca attraversavano il terreno immediatamente a valle della stessa per immettersi poi in via G. Bruno e raggiungere così il centro dell’abitato.

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Il particolare del disegno, conservato alla Biblioteca Malatestiana di Cesena, dell’assedio di Cesenatico da parte dei Veneziani durante la Guerra di Castro (episodio svoltosi il 26 giugno 1643).
Le notazioni sono quelle riportate nel testo:
“1” ponte Leonardo
“2” ponte Garibaldi
“3” via Armellini
“4” via G. Bruno

Questa valutazione della diversa valenza sociale delle due zone, sebbene non abbia oggi più nessun valore, è dura a morire nella mentalità degli abitanti di Cesenatico: quando due cesenaticensi che non si conoscono si incontrano casualmente fuori dalla città, e scoprono di vivere nella stessa località, e facile sentir dire da uno di loro: Me a stag a Ziznatig. (Io abito a Cesenatico); e l’altro rispondere: Enca me, mo a d’la de canel. (Anch’io, ma nella zona ponente [letteralmente “al di là del canale”]); quasi esistesse una Cesenatico rispetto alla quale è necessario riferirsi ad una strada ben precisa si se vuole chiarire con maggiore precisione il luogo della propria residenza, ed una Cesenatico della quale basta fornire una indicazione di massima (a d’la de canel) per indicare di vivere in una zona con caratteristiche più “popolari”.

[1]Vedere il lavoro: GLI ANTICHI BASTIONI DI CESENATICO, alla pagina STORIA.

[2] E’ il nostro caso, in cui l’autore era il famoso architetto Masini, noto localmente per aver progettato la fontana che si trova in Piazza del Popolo a Cesena.

[3] LE DUE “ANIME” DI CESENATICO, alla pagina STORIA.

[4] Annali del Sacerdozio e dell’Imperio di Monsignore Marco Battaglini, vescovo di Nocera, Tomo II, in Venetia, MDCCIV, pag. 315. Si tratta, evidentemente, di una presenza eccessiva per l’importanza di Cesenatico, giustificata semplicemente dal trovarsi in un periodo di guerra.