L’analisi dei vecchi documenti del convento di Cesenatico porta ad ipotizzare la scomparsa delle informazioni tra il 1614 ed il 1642 a causa di eventi bellici e di gestione del materiale cartaceo.
Settembre 2014
Come è abitudine di tutti i conventi francescani, anche in quello cappuccino di Cesenatico, attiguo alla chiesa di San Nicola, esisteva il “Campione”, ossia il diario in cui, quasi giornalmente, i responsabili del convento annotavano le vicende della vita conventuale, le note amministrative, gli avvenimenti religiosi, ed anche avvenimenti del mondo laico esterno alla vita del convento, se si riteneva questi avvenimenti degni di essere tramandati.
Alcuni di questi documenti sono stati esaminati durante una ricerca storica condotta negli anni 2012 e 2013[1], e subito è balzata agli occhi una difficoltà che, a volte, è presente quando si analizza documentazione antica: le indicazioni erano spesso incoerenti, incomplete e, soprattutto, si faceva riferimento a testi apparentemente inesistenti; spesso si utilizzavano le definizioni “campione nuovo” e “campione vecchio” senza specificare le date della realizzazione dei due documenti e, soprattutto, le specifiche differenze; alcune informazioni che sembravano rimandare al documento più vecchio venivano smentite nella pagina successiva, ed a volte sembrava che lo stesso antico estensore delle note avesse difficoltà a raccapezzarsi tra tutte queste informazioni contraddittorie.
Un primo mistero era rappresentato da uno di questi campioni intitolato, con lettere manoscritte, “Campione Nuovo del Convento di Cesenatico”, il quale, ad un’analisi realizzata con metodologie informatiche (che permettono di scoprire scritte sottostanti precedenti a quella in evidenza) mostrò di aver riportato, come scritta anteriore, quella di “Campione Vecchio del Convento di Cesenatico”.
In definitiva risulta che una copertura che recava la scritta “…Vecchio…” era stata riutilizzata sovrapponendovi la dicitura “….Nuovo….”.
Questo fatto appare indubbiamente illogico.
Chiunque compili un documento gli attribuisce un titolo qualunque, magari “Campione”, e nel caso ne realizzi uno successivo sembrerebbe logico dovesse chiamarlo “Campione Nuovo”: è abbastanza strano iniziarne la prima stesura chiamando un testo fin dall’inizio “Campione Vecchio”, quasi ci si aspettasse inevitabilmente poi di doverne compilare il successivo “Campione Nuovo”.
Ciò è ancor più vero se si considera che, soprattutto nel caso di conventi di piccole comunità, questi documenti rimanevano unici (ossia in un solo volume) anche per centinaia di anni.
Solo per conventi particolarmente importanti si trovano più volumi, ed in questo caso non si ricorreva alle diciture “vecchio” e “nuovo”, ma si dividevano, ad esempio, in “Tomo I”, “Tomo II” e così via (o in “Vol. I”, “Vol. II”, oppure “Parte Prima”, “Parte Seconda”, ecc…).
Il secondo fatto strano era la presenza di un campione del convento presente presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena, ed un altro presso l’Archivio Provinciale Cappuccino di Bologna.
Entrambi questi documenti si presentano a chi li analizza come “il Campione del Convento di Cesenatico”, quasi esistessero due documenti paralleli, riportanti le stesse informazioni.
Anche questa è evidentemente un’anomalia, dato che uno solo dovrebbe essere, per definizione e di norma, il Campione di un convento.


In alto i risultati dell’analisi eseguita con metodologie informatiche sul Campione di Cesena ha portato alla luce come la parola “Nuovo” sia stata sovrascritta alla precedente parola “Vecchio”. In basso il frontespizio del Campione di Bologna.
Il proseguire delle analisi portò al ritrovamento di alcune informazioni che ci permettono di proporre una soluzione a questi interrogativi.
La prima è quella (riportata anche da documenti storici diversi da quelli tipicamente ecclesiastici) che le notizie relative agli anni 1614 – 1642 sono state perse già in tempi immediatamente successivi al 1642, forse addirittura (come verrà chiarito meglio nel prosieguo) nel 1643.
Sia il Campione conservato presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena che quello presente nell’Archivio Storico Cappuccino di Bologna fanno presente questo fatto, e avvertono che le notizie relative a quegli anni “perduti” e poi ritrascritte nei Campioni successivi, sono riportate “a memoria”.
Le altre informazioni chiarificatrici sono esortazioni, dirette ai guardiani dei conventi, di registrare le informazioni in maniera più accurata, cercando di dividere gli argomenti in maniera contestuale, di limitarsi ad argomenti importanti e di specifico interesse per la vita dei religiosi, limitando “minuzie” e fatti marginali.
Ne abbiamo un esempio nella pagina di apertura del Campione di Cesena, dove troviamo scritto:
“… A di 9 Luglio 1720. Avvertasi da’ Posteri che de’ Campioni, o Libri delle Memorie, propriamente secondo la mente degli Institutori si dovrebbero solo notare le cose spettanti alla Storia, ed al Jus de’ Conventi, e non le cose spettanti all’Economia, cioè li risarcimenti, e bonificamenti, che ben però notasi si dovrebbero in altro libro per notizia, e regola de’ Successori. Altrimenti s’empieranno presto li Campioni di notizie inutili, e che non sono il caso…… P. Gioacchino da Bologna Mi. Prov. ….”[2].
Altro esempio (vergato successivamente) viene dall’esortazione riportata, sempre nella prima pagina, del campione di Bologna, dove si legge:
“Questo libro, o sia Campione dei cappuccini del Cesenatico si compone per ordine Pre. M. R. Frate Fra Francesco Maria da Bologna e Mol.o RR. PP. Deff. Pietro da Modigliana, Franco Antonio da Ferrara, Filippo Castro da Bologna, e Agostino da Fusignano, l’anno 1772 nella Congregazione tennutasi in Imola nel mese di Genaro. Questo si fa in rendere inutili i libri vecchi, e le notizie, che si trovano nell’Archivio ma di dare un giusto filo, che conduca a trovare con Maggiore facilità, ciò che si vuole, e nel tempo stesso, porga un mettodo più Regolato, in andare notando, ciò che merita d’essere tramandato alla notizia de Posteri……
Fr. Pellegrino da Forlì, Archiv. Conventi D. Romagna….”[3].
Questi dati ci permettono di formulare delle ipotesi.
Data la più che esplicita ammissione della perdita del manoscritto contenente i dati relativi agli anni 1614 – 1642 dobbiamo ritenere che il fatto sia dipeso da un evento traumatico, evento che dovrebbe essere rintracciabile in documenti del periodo.
Poiché non si trovano informazioni di incendi, furti, crolli, ecc…. (cosa che, tra l’altro, sarebbe stata senz’altro ricordata nelle note “a memoria” dei Campioni successivi) l’unico evento che potrebbe aver condotto allo smarrimento del documento potrebbe essere stato l’assedio di Cesenatico del 1643 da parte dei Veneziani, uno dei tanti episodi bellici legati alla lotta tra Veneziani e papato durante la cosiddetta “Prima guerra di Castro”.
Sappiamo che in quell’occasione ci fu una battaglia che, se forse non cruenta, possiamo se non altro almeno immaginare come una serie di “tafferugli”.
In quella occasione i Veneziani potrebbero aver sottratto al convento il Campione, dato che era un documento stilato in un edificio religioso intitolato a san Nicola.
L’immagine dell’assedio di Cesenatico del 1643 da parte delle armate veneziane, conservato presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena.
La “passione” (se così possiamo definirla) dei Veneziani per tutto quello che riguardava san Nicola è nota.
Fin dai tempi della prima crociata Venezia aveva conteso a Bari il possesso delle reliquie del santo, al punto di realizzare delle vere e proprie spedizioni a Myra, città dove san Nicola aveva vissuto ed era morto, per cercare frammenti ossei che fossero sfuggiti ad una precedente spedizione dei Baresi[4]; si arrivò anche a qualche tensione tra le due città, che fu superata con la mediazione dei due rispettivi vescovi.
Sebbene questi episodi, per quanto significativi di un particolare modo di intendere la religione in quei periodi, debbano essere inquadrati anche nella meno nobile lotta commerciale tra le due città rivali nei traffici marittimi, non ci sarebbe niente di strano, se i Veneziani avessero sottratto al convento questo documento, magari “accontentandosi” del solo manoscritto (fors’anche per un accordo con i religiosi) per non compiere razzie ben peggiori (in qualche testo ecclesiastico si ricorda che la chiesa fu risparmiata da questo evento)[5].
Forse, nella stessa occasione, fu trafugata anche la reliquia dello stesso santo che, come riporta ancora il Campione di Bologna, era conservata in una teca assieme ad altre.
La pagina del Campione di Bologna che riporta l’informazione sulla reliquia di San Nicola. Le punteggiature ci confermano che il testo è stato copiato da uno precedente (quindi quello di Cesena) dato che l’estensore ha sostituito con i puntini i termini che non riusciva a leggere. Il Campione di Cesena non presenta punteggiature come queste.
Dopo questa sparizione i cappuccini iniziarono certamente un nuovo testo, suddividendolo magari in due parti: un faldone, con l’intestazione “Campione Vecchio dei PP. Cappuccini di Cesenatico”, tentava di riportare le informazioni (trascritte “a memoria”) del documento in mano ai Veneziani, e un altro faldone con le informazioni dal 1643 in poi. Quando ci si rese conto che l’impresa di riportare i vecchi dati non era possibile, i religiosi abbandonarono l’impresa e continuarono a registrare le sole notizie di cui venivano a conoscenza, probabilmente utilizzando, per questo testo, la copertura utilizzata per le note “smarrite”.
Ci si può chiedere il perché di questo riutilizzo della copertura. Se i religiosi aveva preparato una copertura con la scritta “Vecchio”, non ne avrebbero preparata anche una con la scritta “Nuovo”? Perché i cappuccini sentirono il bisogno di utilizzare la copertura del “Vecchio” per le note del campione “Nuovo”?
E’ questo il punto sul quale è necessario fare delle ipotesi.
Bisogna innanzitutto ricordare che i documenti antichi furono spesso costituiti da fogli sparsi raccolti da una copertura “volante”, un po’ così come facciamo tutti ancor’oggi per le nostre note personali; le rilegature erano costose, e forse una spesa considerata troppo dispendiosa per un piccolo convento.
Forse il documento riportante le note “attuali” non aveva una copertura così “resistente” come quella utilizzata per le note “smarrite”, per cui si deteriorò, o fu smarrita, o sembrava meno resistente all’usura del tempo, forse la copertura per le note attuali non era stata preparata in attesa di una rilegatura, fatto sta che probabilmente venne riutilizzata quella già preparata per il faldone delle note smarrite (la scarsità di materiale per la scrittura conduceva spesso al riutilizzo del materiale stesso).
Ci si rende conto che questa è un’ipotesi che può sembrare eccessivamente tortuosa, ma è l’unica che, allo stato delle notizie in nostro possesso, ci permette di inquadrare in maniera logica la presenza di questi documenti
A maggiore giustificazione dei tempi diversi in cui sono stati redatti i due documenti dobbiamo rifarci alle esortazioni precedentemente ricordate; la presenza di informazioni giudicate di interesse non particolarmente pertinenti alla vita ecclesiastica potrebbe aver indotti i responsabili a riscrivere il documento (diciamo “rimetterlo in bella copia”) secondo i dettami delle esortazioni stesse, così che ne risulto uno più vecchio (quello di Cesena) ed uno più recente (quello di Bologna).
A sostegno di questa ipotesi si può notare che quello di Bologna appare vergato, per molti fogli a partire dal primo, sempre dalla stessa mano, badando a riportare solo cose importanti (….. Questo si fa in rendere inutili i libri vecchi….) mentre forse il documento precedente non fu distrutto, magari perché comunque riportava informazioni sulla gestione del convento che, per quanto non di interesse generale, potevano essere comunque utili alla buona gestione del convento (….. le cose spettanti all’Economia, cioè li risarcimenti, e bonificamenti, che ben però notasi si dovrebbero in altro libro per notizia, e regola de’ Successori…..).
Nell’immagine un esempio della calligrafia, sempre identica, di chi ha vergato molte delle pagine del Campione presente presso l’Archivio Provinciale Cappuccino di Bologna.
Quando, dopo il periodo delle soppressioni, la biblioteca del convento di Cesenatico venne abolita, l’amministrazione comunale del paese in quel periodo, aderente al regime napoleonico, si rifiutò di prelevarne e custodirne i volumi, giustificando questa decisione con la motivazione che si trattava di testi in cui si parlava unicamente di “… di teologia, morale e ascetica…”[6] e quindi non aderenti all’imperante etica di quei momenti. I cappuccini, in maniera furbesca, consegnarono probabilmente alle autorità il Campione “in brutta copia” (Campione 2) e si trattennero l’altro (Campione 3), che utilizzarono fino ai giorni nostri[7].
Riassumendo in maniera schematica l’iter temporale di questi documenti possiamo quindi ritenere che la genesi dei documenti avvenne secondo questi momenti successivi:
- Viene realizzato un primo Campione (Campione 1) riportante le notizie dagli anni della fondazione del convento (1614) al 1642.
- Il Campione 1 viene forse sottratto al convento dalle armate veneziane nel 1643. Ad ogni modo, sottratto o meno, il manoscritto viene perduto.
- I cappuccini, a partire dal 1643 redigono un nuovo testo (Campione 2) riportante le notizie dal 1643 e, contemporaneamente, cercano di riportare in un diverso faldone le informazioni del campione sottratto su un nuovo testo intestato “Campione Vecchio”. Rendendosi conto dell’impossibilità di recuperare le notizie andate perdute utilizzano la copertura delle note smarrite sul Campione che reca le sole notizie certe. Il Campione 2 viene così ad avere una copertura dove il termine “Vecchio” viene grattato e riceve la dicitura “Nuovo”.
- Dopo qualche tempo, a seguito delle esortazioni ricordate, realizzano un terzo documento (Campione 3) e, probabilmente, abbandonano il Campione 2. Le note trascritte su questo testo risultano infatti cessare prima del 1800.
- I cappuccini consegnano alle autorità comunali i volumi della loro libreria ed il Campione 2, e trattengono il Campione 3, sul quale continuano le annotazioni fino al 1978. Il Campione 2 finisce alla Biblioteca Malatestiana di Cesena assieme ai testi sottratti alla loro biblioteca.
- Il Campione 3 viene consegnato, nell’anno 2000, alla Casa Madre e finisce nell’Archivio Provinciale Cappuccino di Bologna.
Se questo “giallo” ha reso più difficile la comprensione del procedere temporale degli eventi per chi ha analizzato i testi, ha però il vantaggio di trasmetterci una testimonianza del rapporto tra autorità laiche e mondo religioso e delle rispettive incomprensioni.
Due diverse visioni del mondo, due diversi metodi per salvaguardare, ognuno per propria parte, le rispettive idee.
[1] I risultati della ricerca saranno a breve pubblicati nel volume “ R. Cortesi, D. Manzelli, F. Cortesi - CESENATICO ED I CAPPUCCINI. Storie di una chiesa, di un paese, dei suoi fedeli, dei suoi amici e dei suoi oppositori -” Ed. Stilgraf, Cesena, 2014.
[2] Campione Nuovo dei P.P. Cappuccini del Cesenatico, Biblioteca Malatestiana, Cesena, Arch. 166.144, pag. 56.
[3] Campione del convento dei P.P. Cappuccini del Cesenatico, Arch. Provinciale Cappuccino di Bologna, pag. 3.
[4] La prima spedizione dei Baresi a Myra risale al 1087; in tale occasione le ossa del santo furono trafugate dal sepolcro e trasportate a Bari. La spedizione non riuscì però a trovare lo scheletro completo, e su questa informazione si mossero i Veneziani alla ricerca di ciò che rimaneva delle spoglie.
[5] Sarebbe auspicabile una ricerca, presso istituti storici veneti, per confermare questa ipotesi. Data l’importanza del documento lo stesso potrebbe essere stato conservato, e la ricerca potrebbe anche portare al ritrovamento del manoscritto originale.
[6] Librerie claustrali, Archivio di Stato, Forlì, 895.7. In realtà ci sarebbe da capire quanto questo atteggiamento fosse solo una “nobile” scelta di carattere etico-politico o quanto non fosse invece dettato dal fatto che, per richiesta del magistrato di Cesena, l’acquisizione della biblioteca dei cappuccini era legata all’esborso, da parte dell’amministrazione di Cesenatico, di 200 Lire annue per permettere la continuazione dell’uso pubblico della biblioteca stessa. Stante il rifiuto della comunità il Ministro della Pubblica Istruzione del tempo, S. Napoli, fece trasferire i volumi nella biblioteca di Cesena, come riporta P. Donato da S. Giovanni in Persiceto in: I Conventi dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Bologna, vol. III, 1579 – 1858, Edit. F.lli Lega, Faenza, 1960, pag 324.
[7] Il Campione di Bologna, riconsegnato dai religiosi alla Casa Madre nell’anno 2000, quando i cappuccini passarono la gestione della chiesa e del convento all’ordine dei Fratelli di San Francesco, reca annotazioni solo fino al 1978. Dopo quella data, probabilmente per mancanza di necessità, le annotazioni cessano completamente.
